Impianti e reimpianti di vite e fruttiferi
Impianti e reimpianti di vite e fruttiferi: come evitare gli errori di sempre
Fonte: Rivista "Uva da tavola"
articolo a cura di Agrimeca Grape and Fruit Consulting srl - Turi, Bari
Chi si accinge a realizzare un nuovo impianto, a sostituire una vecchia coltivazione o a cambiare ordinamento colturale, è sempre guidato dall'esigenza di ridurre quanto più possibile il periodo improduttivo e realizzare subito reddito. Questa giusta esigenza mal si sposa con la necessità di tener conto della "storia" del terreno, della presenza o meno di condizioni biotiche o abiotiche che abbiano influito negativamente sulla precedente coltura o della sua vocazionalità ad ospitare i nuovi impianti.
Altro aspetto da considerare è la condizione fitosanitaria dell'area in questione, considerato che molte malattie - sharka delle drupacee, tristeza degli agrumi, Xylella fastidiosa per molte specie - sono trasmesse da vettori aerei ed altre sono causate dalla presenza di parassiti del terreno (nematodi e funghi tellurici).
Le esigenze di un mercato in continua evoluzione e la rapida innovazione varietale sono ulteriori fattori che spingono l'imprenditore a non considerare l'importanza di operare in maniera razionale e corretta.
Tutte queste costituiscono pericolose condizioni per l'insorgenza di problemi che poi influiscono negativamente sui risultati attesi.
A complicare il quadro, si aggiunga il verificarsi continuo di andamenti climatici "anomali" rispetto al passato, che creano condizioni non favorevoli al normale ciclo fenologico delle colture.
Per non incorrere in spiacevoli risultati che a volte sono veri e propri fallimenti, bisogna far ricorso a quell'insieme di valutazioni, decisioni, azioni che genericamente vanno sotto il nome di "buone pratiche agricole", un concetto per niente in disuso ma attualissimo per affrontare percorsi produttivi nell'ambito delle produzioni integrate, biologiche, biodinamiche, ecc.
Vocazionalità
Per vocazionalità si intende quell'insieme di fattori che rendono l'areale idoneo alla coltivazione di una determinata specie. Concorrono a definirla: la situazione fitosanitaria, il clima, il tipo e l'orografia del suolo, la presenza di determinati parassiti nel terreno, la risorsa idrica.
Per il successo riscontrato da alcune specie - attualmente l'albicocco - si assiste all'ampliamento degli creali di coltivazione, trascurando molte volte i requisiti della specie.
Ad esempio si tende a dare molta importanza alla varietà da coltivare, senza considerare abbastanza l'orografia del terreno. Le drupacee in generale hanno una resistenza decrescente alle basse temperature man mano che le fasi fenologiche si susseguono:
- 14°C in pieno riposo
- 4°C a gemma gonfia
- 2°C in fioritura
- 1°C frutticino allegato.
La conoscenza di questi aspetti deve orientare il corretto posizionamento in campo delle specie e delle relative varietà in funzione della loro maggiore o minore precocità di fioritura a seconda che ci si trovi sulle pendici di una collina o nel fondovalle.
Intenso sfruttamento degli impianti
L'agricoltura intensiva, se da un lato ha permesso di mettere a reddito in breve tempo il suolo, dall'altro ha portato ad un progressivo impoverimento di questa risorsa. Questo impoverimento ha riguardato la biodiversità delle essenze spontanee, il contenuto di sostanza organica ed in generale l'attività biologica del terreno, oltre ad arricchirlo invece di inquinanti chimici e di organismi nocivi della rizosfera.
Poiché la "testa" della pianta è nelle radici, diventa chiara la necessità di ripristinare quelle condizioni chimico/biologiche che permettano alle piante di esplicare al meglio la loro attività produttiva. Fondamentali risultano dunque gli apporti di ammendanti, i sovesci e tutte quelle pratiche atte ad arricchire il terreno di sostanza organica mantenendolo vitale.
Errata preparazione del terreno
Tra le pratiche più comuni al momento dell'impianto/reimpianto di un frutteto vi è quella di eseguire lavorazioni molto profonde, spesso con aratri o con escavatori, accompagnate dall'operazione di "rivoltamento" del terreno stesso.
Attraverso tale pratica si è soliti pensare di ottenere un miglioramento delle produzioni: infatti portando la terra superficiale in profondità si ritiene di migliorare il luogo dove le radici della nuova coltura andranno a risiedere.
Questa operazione purtroppo, oltre ad impoverire lo strato dove è più elevata la attività radicale (tra i 30 ed i 60 cm di profondità) determina un suo peggioramento in quanto lo arricchisce di materiale proveniente dal profondo, spesso dotato di elevato potere clorosante e povero in elementi nutritivi.
Non è raro osservare il cambiamento di colore dei terreni dopo tali operazioni, assumendo infatti una colorazione tendenzialmente bianca.
Una corretta preparazione del terreno deve prevedere l'allontanamento dei residui radicali della precedente coltura con operazioni più superficiali per poi provvedere a lavorazione più profonda (80-100 cm) senza il rovesciamento del terreno stesso.
Caratteristiche fisiche, chimiche e biologiche del terreno
Le analisi chimiche e fisiche del terreno sono un punto imprescindibile per chiunque intenda realizzare un nuovo impianto. Parametri come la tessitura/struttura del terreno e la presenza di calcare attivo sono fattori decisivi per orientare la corretta scelta del portinnesto.
I programmi di miglioramento genetico hanno messo a disposizione negli ultimi decenni una vasta gamma di possibili alternative per le diverse specie frutticole e viticole. Gli imprenditori agricoli possono quindi scegliere quello che più si adatta alle proprie esigenze.
Ad esempio è opportuno ricordare come i portinnesti si distinguano in due grandi categorie ovvero quelli da seme e quelli prodotti per via agamica (per talea o micropropagazione). Ognuno di essi ha un diverso angolo geotropico di accrescimento della radice che ne influenza il comportamento nei suoli in cui verrà piantato. Di conseguenza ad esempio è opportuno sottolineare che portinnesti da seme mal si adattano a condizioni di terreni pesanti con povertà di scheletro e alto contenuto in argilla o limo.
Un altro aspetto molto importante da considerare è l'insieme delle problematiche biotiche di cui ogni terreno è portatore.
La presenza di agenti di marciume radicale quali Armillaria mellea (marciume radicale fibroso), Rosellinia necatrix (marciume radicale lanoso), Phytophtora spp. (marciumi delle radici e del colletto), è oggi sempre più fattore limitante per la messa a coltura di ampi areali.
I comprensori storicamente frutticoli registrano problematiche di marciumi radicali molto intense e le conoscenze oggi disponibili non forniscono soluzioni definitive al problema. Per quanto possibile è necessario scegliere i portinnesti che meglio si adattano in tali situazioni, adottando un insieme di pratiche atte ad evitare l'ulteriore propagarsi della malattia, come ad esempio la riduzione del numero di lavorazioni del terreno o l'inerbimento controllato.
I problemi crescono ulteriormente qualora si decida di realizzare impianti ad alta-altissima densità (oltre le 1000-1200 piante/ha) dove il volume di terra esplorato dagli apparati radicali è pressoché vicino al 100%. In questi casi tutto il terreno è colonizzato dalle radici, anche quelle zone caratterizzate da presenza di marciumi radicali o di altri patogeni del terreno (ad esempio Verticillium dahliae).
Altro patogeno presente in molti terreni, introdotto con piante infette è l'Agrobacterium tumefaciens, agente di tumori radicali. In alcuni areali, tale problematica sta creando seri problemi. Bisogna ++prestare grande attenzione alla sanità dei materiali di propagazione, ed in caso di terreni infestati, ricorrere a portinnesti più tolleranti ed all'utilizzo di ceppi antagonisti (es. K84) che determinano una protezione verso i ceppi patogeni.
Altra problematica molto frequente specialmente nei casi di reimpianto è quella dei nematodi.
Questi parassiti, tanto pericolosi quanto poco considerati per gli effetti che determinano su quantità e qualità di produzione, possono seriamente compromettere gli ingenti investimenti necessari per la realizzazione degli impianti.
Per i vigneti, oltre ai nematodi galligeni del genere Meloidogyne che infestano i terreni leggeri e tendenzialmente sabbiosi, producendo le tipiche galle rotondeggianti sulle radici e causando serie problematiche per l'assorbimento dell'acqua, bisogna stare attenti a quelli vettori di virus.
Tra questi, l'unico presente nelle nostre aree viticole è Xiphinema index, agente del virus del complesso dell'arricciamento della vite (GFLV).
La problematica dei nematodi comincia sempre più a interessare anche i frutteti, con specie dei generi Meloidogyne e Pratylenchus, specialmente in quelli realizzati in successione a vigneti o piuttosto a colture orticole particolarmente sensibili come nel caso delle solanacee.
È possibile comunque ovviare a queste problematiche grazie a rotazioni con graminacee, pratiche di sovescio con essenze nematocide (brassicacee prevalentemente) e grazie all'utilizzo di nuovi portinnesti particolarmente tolleranti ai nematodi (ad esempio il Garnem o il Tetra nel caso di pesco, albicocco e mandorlo).
MANICOT® | Albicocco | Maggiore uniformità di sviluppo dei franchi tradizionali, vigoria, precocità d'entrata in produzione e buona colorazione dei frutti. Adatto per terreni siccitosi e calcarei. |
MONTCLAR® CHANTUYRGUE | Albicocco Pesco Susino | Semenzale di P. persica, buona affinità con tutte le varietà di albicocco, pesco e susino. Induce elevata vigoria, precoce entrata in produzione, maggiore pezzatura e colorazione dei frutti. Buono anche per terreni calcarei, con carenze di ferro e di magnesio. |
MISSOUR | Albicocco Pesco Susino | Franco di pesco originario del Marocco. Induce buona vigoria, ottima affinità con tutte le varietà di albicocco, pesco e susino. Produzione medio-alta, precoce messa a frutto, con ottime caratteristiche dei frutti. Adatto per terreni fertili, senza ristagno idrico. |
MIRABOLANO 29 C | Albicocco Susino | Selezione di P. cerasifera ottenuta in California. Buona affinità con albicocco e susino, è un portinnesto utilizzabile su larga scala nelle diverse condizioni pedoclimatiche. Di vigoria medio-bassa, induce precoce entrata in produzione, buona efficienza produttiva e elevata pezzatura dei frutti. Scarsa attitudine pollonifera. |
PENTA+ | Albicocco | Selezione di P. domestica dell'I.S.F. di Roma. Induce vigoria medio-elevata. Si adatta bene ai diversi tipi di terreno, soprattutto in quelli argillosi, pesanti e tendenzialmente asfittici. Buona affinità con albicocco, mandorlo, pesco e susino. Induce precoce messa a frutto ed elevata efficienza produttiva. Resistente a Phytophtora cinammoni. Ha ottimo ancoraggio e non emette polloni. |
ADARA® | Ciliegio | Selezionato dal CSIC di Saragozza. Adatto per reimpianto, in suoli pesanti con elevato calcare attivo. Elevata vigoria, rapida entrata in produzione, elevata produttività. Resistente a nematodi galligeni del genere Meloidogyne.
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TETRA+ | Albicocco Mandorlo Pesco Susino |
Selezione di P. domestica dell'I.S.F. di Roma. Induce media vigoria. Si adatta bene ai diversi tipi di terreno, soprattutto in quelli argillosi, pesanti e tendenzialmente asfittici. Buona affinità con albicocco, pesco e susino. Aumenta la pezzatura dei frutti ed induce precoce messa a frutto ed elevata efficienza produttiva. Anticipa la maturazione di 3-5 giorni. Resistente a Phytophtora cinammoni ed ai nematodi galligeni, tollerante verso Pratylenchus vulnus. Ha un ottimo ancoraggio e non emette polloni.
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GARNEM® | Mandorlo Pesco Susino (alcune cv) | Ibrido di Mandorlo x Pesco. Meno tollerante a calcare attivo e asfissia radicale del GF-677. Molto resistente ai nematodi ed elevata vigoria. |
MARIANNA 26/24 | Albicocco (alcune cv) Susino | Adatto a situazioni di reimpianto per la sua elevata tolleranza ai marciumi radicali. Molto tollerante all'asfissia radicale, elevato vigore, mediamente tollerante a calcare attivo e nematodi. |
Scelta dei materiali di propagazione
All'atto della costituzione di un nuovo impianto, che molte volte richiede l'investimento di decine di migliaia di euro/ha per le strutture (pali, fili di ferro, coperture, impianto irriguo, ecc.) la scelta di piante sane e certe sotto il profilo varietale è fondamentale. L'imprenditore è oggi garantito da livelli qualitativi obbligatori (CAC per i fruttiferi e certificato per la vite) o volontari come nel caso della certificazione dei fruttiferi, che gli conferiscono il diritto di avere piante sane e della varietà richiesta.
Per il vivaista questo costituisce un obbligo di legge che, se disatteso, lo richiama a precise responsabilità.
La garanzia sulla qualità dei materiali e la professionalità del vivaista, sono parametri importantissimi da considerare e che travalicano il presunto risparmio di pochi centesimi. Sarebbe meglio interpellare il vivaista in anticipo per rifornirsi di piante idonee al proprio terreno, non solo per l'aspetto varietale, ma soprattutto per il portinnesto.
Considerata la grande gamma varietale oggi offerta e gli innumerevoli portinnesti disponibili, c'è la possibilità di realizzare frutteti/ vigneti "su misura" per le specifiche condizioni dell'impianto da realizzare.
Oltre che a vendere astoni a radice nuda, i vivai più professionali oggi offrono astoncini in vasetto, innestati su ordinazione con gli specifici portinnesti.
Ciò permette la messa a dimora anche in tarda primavera-estate dando così la possibilità di realizzare un ulteriore ciclo di rotazione (esempio: ciclo di cereali come orzo o grano duro, trebbiatura e successiva preparazione del terreno, cui far seguire la messa a dimora).
Così si rispetterebbero le norme di buona pratica agricola, che son sempre valide e costituiscono la miglior premessa per la corretta realizzazione di nuovi impianti.
Conclusioni
La prevenzione, quindi, è lo strumento principale contro le malattie da impianto e reimpianto e si realizza attraverso:
- massima attenzione al momento dell'espianto;
- riposo del terreno per un tempo adeguato;
- scelta di materiale di propagazione garantito e certificato;
- equilibrata gestione agronomica.
Consapevoli che la risorsa "terreno" costituisce il bene primario da tutelare e preservare.